Politiche concrete a favore delle donne per garantire un futuro alle giovani generazioni
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Politiche concrete a favore delle donne per garantire un futuro alle giovani generazioni

A Palazzo Valentini in Città metropolitana, tre diversi panel per affrontare il tema della differenza di genere tra stereotipi e condizioni di discriminazione effettive.

Avvocate, imprenditrici, rappresentanti delle istituzioni, sindacaliste e studiose, per concentrarsi e dibattere su un tema che necessita di politiche effettive e reali, connettendo reti, persone e risorse. 

Tre momenti distinti in cui si è discusso del rapporto tra donne e lavoro, partendo dalla normativa e dallo stato attuale, con un focus sulle diverse professioni e sulla prevenzione della violenza economica, chiusi rispettivamente dalle consigliere regionali Marta Bonafoni ed Emanuela Droghei e dalla Senatrice Cecilia d’Elia, vicepresidente della Commissione femminicidio e violenza di genere.

Il gender gap pone l’Italia all’85esimo posto su 148 paesi, e tra gli ultimi posti in Europa: parlare di lavoro al femminile in Italia non è retorica, ma una necessità non più rinviabile di proposte alternative e politiche lungimiranti. Oggi l’occupazione femminile è poco sopra il 50%, di 18 punti al di sotto di quella maschile, e il part time è al 31,5%, 8 volte maggiore rispetto al part time svolto dagli uomini. Spesso le donne sono altamente qualificate e formate, ma nei ruoli di vertice, nel mondo pubblico come in quello privato, non superano il 30% e c’è una forte emigrazione femminile verso paesi che garantiscono retribuzioni maggiori e un miglior sistema di welfare. 

Da questi numeri, Cristina Michetelli, Consigliera delegata in Città metropolitana a Bilancio e Patrimonio e organizzatrice dell’iniziativa, ha dato avvio confronto sulla condizione delle donne nella società e nel mondo del lavoro in un paese fermo da anni sulle stesse condizioni.

“Si stima che per superare il gender gap globale servano ancora 123 anni. La regressione che si respira nelle scelte attuali del governo rende necessario il rafforzamento di una rete collettiva che lavori a nuove proposte e rimetta al centro diritti e parità, come vuole la Costituzione. Siamo ancora nel mese di marzo, occasione per confrontarsi su quali strumenti mettere in campo per invertire la rotta. Ce lo stanno chiedendo i giovani, che abbiamo visto partecipare in massa alle votazioni per il referendum. Per questo abbiamo scelto una diciottenne che ha votato per la prima volta la scorsa settimana, Livia De Natale, a moderare uno dei panel di oggi. Il tema è che l’Italia è ferma da anni su queste percentuali, mancano politiche strutturali e oggi assistiamo a scelte che vanno a riaffermare una visione della donna che la tradizione vuole spostata sulla famiglia e il lavoro di cura, piuttosto che sull’autonomia e l’indipendenza economica. La cancellazione di opzione donna è un esempio emblematico, così come la bocciatura del DDL Schlein sul congedo paritario. Il concetto di pari opportunità oggi è legato e sottostante al concetto di famiglia: non si investe sul welfare, l’Iva sui prodotti per l’infanzia è cresciuta e la decontribuzione favorisce il lavoro part time, come se il lavoro delle donne che hanno figli sia un’opzione a cui si può rinunciare. Lavoro che resta saltuario, precario e non ben retribuito, tanto che oltre il 41% delle donne oggi sceglie di non lavorare. Il tema si lega in particolare alle scelte programmatiche per le giovani generazioni: la generazione Z oggi è quella che chiede sicurezza e prospettive. Oltre agli annunci euforici, la crescita dell’occupazione ha riguardato gli over 50 mentre è scesa di tre punti per i giovani tra i 25 e i 34 anni. In vent’anni l’emigrazione femminile è raddoppiata e sono decine di migliaia le giovani donne laureate, in particolare nelle materie Stem, che vanno all’estero. 

Dobbiamo dare risposte urgenti alle giovani generazioni – conclude Michetelli - che mostrano piena coscienza e consapevolezza politica di quelli che sono i loro diritti, dall’ambiente alla pace e alla parità di genere. Non possiamo lasciare intere generazioni senza garanzie, senza previdenza e assistenza, con un mondo del lavoro che prospetta precarietà e squilibri di genere. Serve una politica lungimirante per rispondere a queste esigenze: solo facendo rete si creano spazi sicuri e un’alternativa per superare davvero il divario tra uomini e donne”.

 

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